rosso

Trovarsi, finalmente, ad avere tempo per risistemare quei fazzoletti di terra nella nostra mente ed accingersi a trasformarli in “orti”. Piccoli francobolli di terra, cinti da muretti in pietra, che vanno ripuliti, arati, concimati, seminati, irrigati per giungere, infine, a godersi brevi o lunghe passeggiate tra “pensieri”: frutti preziosi di questi “orti”.

Eccomi

Utente: Gliorti
A nulla servon gli anni, le gioie e le sconfitte, pensiero volgare non muore, si perde e ritorna. Col preoccupante silenzio d'attesa, col tempo per strada ed inquietudine per compagna.

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In fresco

champagne e cacio

mercoledì, 25 aprile 2007

Dalla Treccani:

 punto_interrogativo[1]

Partigiano – chi fa parte di formazioni irregolari armate che agiscono sul territorio invaso dal nemico esercitando azioni di disturbo o di guerriglia.

 

Terrorista – membro di un’organizzazione politica che si avvale, nella lotta di metodi terroristici.

 

Guerrigliero -  combattente civile o militare che conduce azioni di guerriglia inquadrato in apposite formazioni.

 

Ribelle – che si ribella insorgendo armato contro l’autorità.

 

Patriota – persona che ama la patria e mostra il suo amore lottando o combattendo per essa.

 

Vorrei riuscire a capire quale di questi sostantivi usare per identificare tutte le popolazioni della terra che sono in lotta con lo straniero.

(l’esatta dicitura è importante per determinare l’idea che “noi” dobbiamo avere di “loro”)

Postato da: Gliorti a 08:48 | link | commenti (2) |
diario

venerdì, 20 aprile 2007

aaaaaa

Quando penso alla felicità, penso a qualcosa di impalpabile, di etereo, quel soffio vitale che talvolta mi riempie la vita, che la rende appagante, completa.

Una sorta di manna che scende dal cielo.

Sicuramente fugace.

Alquanto diverso il significato di felicità che sto scoprendo in questo viaggio, come la stessa definizione del bene, dell’etica o della morale, che dir si voglia.

Difatti quando rifletto su di esso, mi vengono in mente il dovere, la norma, le imposizioni che mi vengono dall’esterno. Qualcosa di estraneo a me, a cui debbo ubbidire e che mi obbliga in certuni comportamenti estranei alla mia volontà.

I signori che finora ho incontrato, invece, parlano di etica come di un comportamento di vita che dev’essere insito nell’uomo, essendo un ideale di vita.

Questi saggi sono convinti che un uomo può dare un senso alla propria vita solo se guarda ad essa come ad una “storia della quale egli stesso è protagonista: rielaborando continuamente il proprio progetto di vita, egli si scopre così responsabile del proprio agire e ancor prima, del proprio essere, del proprio carattere”.

Ma come si fa, allora, ad essere felice?

Cercherò di capire il senso della felicità interrogando Aristotele e due dei suoi amici che sono saliti in carrozza con lui, Epicuro e Zenone.

-         Come posso giungere alla felicità?

-         Zenone: Gentile signora, l’unica vera felicità a cui tendere e la virtù: ossia vivere secondo ragione, mai contro di essa, rischiando di scivolare nel vizio. Ricordi che le passioni sono nemiche della razionalità, che non potrà mai essere guidata ed indirizzata verso la virtù se preda della passioni, che continuamente tramano contro di essa, e per questa ragione, devono essere incessantemente estirpate. Tutte. Non solo l’ira, l’amore passionale, invidia, ma anche la pietà e la compassione.

-         Quello che dice è pregno di durezza. In questo modo non esiste spazio per il perdono.

-         Z: Il sapiente non si commuove a favore di nessuno; non perdona a nessuno la colpa commessa. Non è da uomo forte il lasciarsi vincere dalle preghiere o distogliere da una giusta severità.

-         Epicureo: Amico mio, sei riuscito a gelare la nostra ospite.

Signora, lei ci chiede come raggiungere la felicità. In verità non è possibile raggiungerla se la intendiamo come pienezza delle aspirazioni dell’animo umano. L’unica cosa a cui si può realmente aspirare è di soffrire il meno possibile: la vita è come una grande, unica, malattia.

-         Le sue parole non mi rasserenano molto…. E se così fosse, come curare questa malattia?

-         E: Essendo la natura umana accontentabile con poco, la ricchezza deve essere compresa nel pane, nell’acqua ed in un riparo qualsiasi per io corpo. Tenga bene a mente che a chi non basta il poco, nulla basta.

-         Ari, prima che mi abbatta del tutto, mi dica una parola di conforto. Cosa diamine è mai questa felicità di cui andate discutendo?

-         E’ il sommo bene che si conquista con le virtù.

-         Quindi ritorniamo al concetto che la virtù conduce alla felicità!

-         A: Non da sola. Pur essendo condizione necessaria alla felicità, non ne è condizione sufficiente da sola per giungere al sommo bene. Una buona nascita, dei buoni figli, la bellezza aiutano a raggiungere la felicità, pur non essendo essi da soli sufficienti per arrivare ad essa. Così come, pur non ottenendo la felicità a causa di una vita assalita da mali e sofferenze, essi non impediscono d’esser comunque virtuosi. Ecco il motivo per cui ribadisco che le virtù non sono condizioni sufficienti alla felicità.

-         Bisogna augurarsi dunque che la sorte non ci riservi dolori ed affanni….altrimenti è inutile esser virtuosi.

-         A: Bisogna vedere che forza ha la felicità che abbiamo raggiunto: più è forte e salda e meno potrà essere compromessa dalla presenza di piccole disgrazie e disavventure, anzi ad esse l’uomo che ha raggiunto il sommo bene sa farvi fronte con coraggio e nobiltà d’animo.

Ebbene, di cosa ho bisogno per esser felice? Ovvero, a quale di queste felicità aspirare? Forse a quella che necessita anche dei beni relativi al corpo, con una buona sorte che m’accompagni, ma non troppo, che non sia di ostacolo ad usare le mie potenzialità nella ricerca e nel raggiungimento del sommo bene.

 

Postato da: Gliorti a 16:20 | link | commenti (1) |
ethos-express

martedì, 17 aprile 2007

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin

punto_interrogativo[1]

E’ un’impressione mia, o viviamo in una nazione in cui ultimamente solo attori, registi e comici, quelli del mondo dello spettacolo, per intenderci, si dannano l’anima per svegliare questo popolo bue?

E i politici che stanno facendo? Sono a fare le comparse a Cinecittà?????

(forse è arrivato il momento di fare un torpedone ed andare in Cina per uno stage  "come si difendono i propri diritti" o presunti tali......)

Postato da: Gliorti a 12:58 | link | commenti (3) |
diario

lunedì, 16 aprile 2007

Vengo destata da un’improvvisa frenata. Siamo in una stazioncina in aperta campagna....

aaaaa

Il treno si è fermato per far salire un gruppetto di persone: la comitiva è capeggiata da Aristotele, in compagnia di una nutrita  rappresentanza di epicurei e di stoici.

Mi avvicino per salutarli…. – Benvenuto a bordo signori….

Aristotele si accomoda in un ampio scompartimento, mentre gli altri del gruppo vanno in giro per il treno ad impicciarsi degli altri passeggeri…..

-         Professore, ho appena avuto un incontro interessante con il suo amico Platone….

-         Mi è  amico Platone, ma mi è più amica la verità!

      (ma perchè non mi faccio  mai gli affari miei?)....  - Ho conversato con lui a proposito del bene….

-         Il bene?  E’ ciò a cui tutto tende!

-         Cioè?

-         Sappia che ogni nostra azione, per quanto insignificante può sembrare, mira ad un bene.

-         Mi sta dicendo che il fine ultimo di ogni azione è un bene?

-         Certamente, ma non tutte le azioni e i loro relativi fini sono uguali: immagini una scala di valori che parte dal bene più piccolo, in basso, al quello più consistente, in alto. E al vertice di questa scala immaginaria troverà il bene supremo: la felicità.

-         Mi vuol forse far intendere che l’uomo, nella sua vita, compie solo azioni che pensa lo possano, infine, rendere felice?

-         Esatto, anche se io stesso mi rendo conto che la felicità non è di facile identificazione. So bene che la maggioranza degli uomini pensa che la felicità sia la ricerca ossessiva di onori e gloria, o una dedita ai piaceri, o l’accumulazione di ricchezze materiali.

-         Mi scusi se mi permetto, ma mi pare che non siano cose così trascurabili, in fondo.

-         Vero, queste tre cose possono rendere migliore la vita degli uomini, ma non sono assolutamente da confondere con la felicità. Se ciascuna di questa cosa verrà ricercata per se stessa, l’uomo non potrà mai essere felice: la ricerca della gloria lo esporrà al giudizio altrui; quelle dei piaceri lo renderà schiavo di essi ed infine il guadagno e la ricchezza sono solo un mezzo, non possono essere considerati un fine.

-         Non le nego che mi sento alquanto confusa….eravamo partiti dal bene, da ciò che è bene e siamo arrivati alla felicità, intesa da noi profani in modo difforme da quanto dice….

-         Per farle capire ciò che intendo devo fare una breve premessa sull’essenza dell’uomo: egli divide con le piante la dimensione vegetativa, con gli altri animali la dimensione sensoriale, ma è provvisto, a differenza del mondo vegetale e di quello animale di dimensione razionale, con cui riesce a guidare le altre, che sono totalmente irrazionali. Ne deriva che nell’uomo il desiderio non è mai cieco: pur apparentemente irrazionale, può essere guidato dalla parte razionale che è in lui. Vi è poi una parte prettamente razionale dalla quale prendono forma e consistenza saggezza e sapienza, da cui discende direttamente il “bene dell’uomo”, che sarebbe poi la felicità di cui stiamo parlando.

-         Quindi il bene che lei raffigura far giungere l’uomo alla felicità ci deriva esclusivamente dalla parte razionale che è in noi, dalla sapienza e dalla saggezza?

-         In verità l’unione fra le nostre virtù etiche e quelle dianoetiche consentono di giungere a tanto.

-         E queste due da dove spuntano fuori? Sta di nuovo creandomi confusioni nei pensieri….in fondo volevo solo sapere cosa è il bene….

-         Assieme  fanno da bilancia nel nostro agire; le virtù etiche sono le linee mediane fra due comportamenti che risultano entrambi sconsiderati: fra viltà e temerarietà, la virtù etica è il coraggio; fra avarizia e prodigalità, la virtù etica è la generosità; fra intemperanza e insensibilità, la virtù etica è la temperanza; fra la vanità e l’umiltà, la magnanimità; fra irascibilità  ed indolenza, la mansuetudine…..ha capito ora?

-         Ho capito solo che dobbiamo trovare in noi il giusto equilibrio, e le virtù dianoetiche cosa sarebbero?

-         Sono quelle che ci consentono di esercitare la ragione nel modo migliore: esse sono l’arte, l’intelletto, la scienza, la sapienza…..

-         Mischiando fra loro le virtù etiche e quelle dianoetiche raggiungiamo la felicità?

-         Certo, ma non dimentichi che il raggiungimento della felicità ha bisogno del “ se vuoi, devi”

( mi ritiro in un angolo dello scompartimento a mettere ordine fra gli appunti presi durante questa conversazione e mi viene in mente un proverbio: “chi vuole va, chi non vuole manda”….sarà forse una traduzione dell’aristotelico “se vuoi, devi”?

 

Postato da: Gliorti a 19:47 | link | commenti (1) |
ethos-express

sabato, 14 aprile 2007

Sesto – La vita “buona” per l’uomo è un giusto mix fra piacere e intelligenza, ricordando però che l’intelligenza deve avere un peso specifico superiore del piacere.

punto_interrogativo[1]

Allora dev’essere l’Intelligenza che ancora non ha tolto il bavaglio ad un film che non è possibile vedere liberamente in Italia……

Per ora accontentiamoci di culi e di tette…..

 il leone del deserto

Postato da: Gliorti a 08:10 | link | commenti (1) |

giovedì, 12 aprile 2007

aa

Nel primo vagone, seduto accanto al finestrino e immerso  nei suoi  pensieri c’è Platone.

D’un tratto si desta ed inizia a discutere animatamente con un personaggio invisibile, chiamandolo ora Filebo ora Protarco:

-         - E’ completamente errata la vostra tesi: come si può pensare che il bene consista in una vita spesa solo appresso al piacere e al godimento? Molto meglio dar retta al compianto Socrate, il quale asseriva che il bene si identifica solo nel pensiero e nell’intelligenza. Sappiate che il bene è qualcosa di compiuto, che basta da sola alla felicità….

Cerco di inserirmi in questo strano dibattito:

-         Mi scusi signor Platone, ma allora basta il pensiero per raggiungere il bene?

-         Non resti in piedi, si segga – mi dice gelido

-         In realtà né il pensiero né tanto meno il piacere, considerati separatamente possono essere definiti bene. Una vita piena di piacere, ma priva di pensiero e di intelligenza non sarebbe una vita degna dell’uomo, se non altro perché non saremmo in grado di distinguere il piacere dal non piacere, o, peggio, non potremmo comprendere se stiamo godendo oppure no.

Si interrompe e continua a fissare un punto davanti a se….

-         D’altro canto – si ridesta e continua – una vita di sola intelligenza non può dirsi buona. In realtà, a pensarci bene, la vita di un uomo si può definire buona solo se c’è un giusto mix di pensiero e piacere. Infatti una vita dedita solo al piacere è più adatta agli animali che all’uomo e d’altra parte, una vita di solo pensiero è appannaggio dei Santi.

-         Di tutto un po’, mi par di capire

-         Ma con le giuste quantità: non dimentichi mai che l’intelligenza deve essere in dose maggiore.

Ricomincia a parlare fissando di nuovo quel punto davanti a sé, chiamando a gran voce un certo Fedone.

Non tento neanche di interromperlo di nuovo.

Questo Platone, pseudo femminista ante litteram , con il suo sistema di caste, m’è sempre stato cordialmente antipatico…..anche se il Simposio è troppo bello! Vabbè, facciamo che lo amo al giusto mezzo…..

Mi seggo in un altro scompartimento per fare il punto della situazione.

Gli elementi a mia disposizione sono ancora scarsi, ma vorrei tentare comunque di tracciare le linee guida del bene:

Primo – Dobbiamo conoscere noi stessi ( finora ho solo compreso che devo conoscere me stessa, ma non ho ancora capito come si mette in moto questo meccanismo di conoscenza)

Secondo – Essendo provvisti di anima, segno del divino presente in noi, dobbiamo muovere la nostra intelligenza verso la conoscenza ed il pensiero ( questa, la marcia in più che ci distinguerebbe dal mondo animale)

Terzo – Ed è l’anima che dovrebbe indicarci la strada verso il bene ( qui inteso in senso lato, né mio, né tuo, né suo, ma nostro)

Quarto – Essendo entrato in argomento il piacere (questo ci ricorda che apparteniamo al mondo animale) ricordiamoci che una vita dedita esclusivamente ad essa si addice solo agli animali (chissà perché in tutte le epoche storiche e culturali il piacere viene visto in malo modo, o al meglio, come un’attività da prendere con “molta” parsimonia)

Quinto – Per converso, la vita dedita esclusivamente al pensiero è propria della condizione divina ( non credo che questa raccomandazione sia così necessaria….conosciamo, per sentito dire, le privazioni e i patimenti dei Santi).

Sesto – La vita “buona” per l’uomo è un giusto mix fra piacere e intelligenza, ricordando però che l’intelligenza deve avere un peso specifico superiore del piacere.

Dopo queste prime argomentazioni, che confesso, non hanno aggiunto nulla a quanto supponevo già di mio, e che non hanno affatto, per ora, chiarito i miei interrogativi a proposito “di cosa sia il bene”

mi stendo sul sedile e, lasciandomi cullare dal movimento del treno che corre sulle rotaie, mi abbandono ad un sonno ristoratore…….

Postato da: Gliorti a 04:31 | link | commenti |
ethos-express

mercoledì, 11 aprile 2007

Post scriptum, a proposito del "bene"....

“ in Italia manca il senso del bene comune”

Prof. Ichino, in merito alla piaga dei certificati facili……

punto_interrogativo[1]

Scusi Professore, chi dovrebbe occuparsi di educare la collettività a questo “senso del bene comune” che sicuramente manca?

Non le sembra una scappatoia inutile quella di inasprire le sanzioni, considerando che siamo premi Nobel nel “fatta la legge, trovato l’inganno?

Postato da: Gliorti a 06:09 | link | commenti (4) |
ethos-express

martedì, 10 aprile 2007

a

Sulla motrice, accanto al macchinista, siede il signor  Socrate, il primo che ha cercato di realizzare una tracciabilità del bene, inteso come comportamento, come agire, come vivere dell’uomo.

Sig. Socrate, è vero che lei è stato il primo ad occuparsi del bene?

-         Signora, come ho già detto in sede processuale, non mi sono mai occupato di quello che è sottoterra né tantomeno di quello che è in cielo, come i miei predecessori (filosofi ndr.), ma ho dedicato la vita a tediare un po’ tutti in giro interrogandoli su cosa fosse il bene e come riuscire ad avere una vita buona.

-         E come è riuscito a capire cosa fosse il bene?

-         Innanzitutto con l’identificare il bene come virtù  specifica dell’uomo, cosi come vedere bene e senza occhiali è  virtù  specifica degli occhi, vincere in una corsa è virtù specifica di un cavallo, il bene è virtù specifica dell’uomouna sorta di qualità innata che va usata al meglio.

-         Ma come si fa a capire se abbiamo questa “virtù specifica”?

-         Conoscendo se stesso.

-         Mi scusi, e come si fa a conoscere se stessi?

-         Questo non ho avuto tempo di elaborarlo, vede, devo aver bevuto troppa cicuta,  però sono in grado di dirle cosa avviene dopo che si è conosciuto se stessi.

-         E sarebbe?

-         Una volta riusciti a conoscere se stessi, avremo la coscienza del bene e del male e sapremo come prenderci cura di noi stessi.

-         Mi pare un discorso vagamente egoistico.

-         Nossignora, quando saremo arrivati a questo grado di conoscenza, potremo prenderci cura anche di chi ci è vicino, e con essi della società stessa in cui viviamo. Vede, è come buttare un sasso in acqua, cerchi concentrici di conoscenza e di bene si allargano, in moto perpetuo.

-         Significa che quando mi sarò presa cura del mio corpo e delle mie ricchezze vivrò una vita nel “bene”?

-         Ma neanche per sogno! Il corpo e le ricchezze sono strutture estranee alla virtù di cui parlavamo. Ci si deve prendere cura dell’anima, e poi di conseguenza, di tutto ciò che è fuori di essa. Si ricordi che nell’uomo tutto dipende dall’anima e le qualità della stessa anima dipendono dall’intelligenza.

-         Ora che c’entra l’intelligenza?

-         C’entra eccome, l’intelligenza rende liberi mentre l’ignoranza rende schiavi, e come risultato di ciò posso asserire con sicurezza che chi sa fa il bene e chi non sa fa il male.

-         Mi scusi, ma questa mi pare una tesi un po’ troppo azzardata. Mi vuol convincere che la conoscenza del bene sia di per se garanzia della sua attuazione? Che facciamo? Assolviamo a priori chi fa del male in quanto all’oscuro del bene? Non credo che basti conoscere il bene per praticarlo, anzi, pur conoscendolo, a volte si persegue il suo esatto contrario.

-         Mia cara, l’ambiguità del male è tale che esso a prima vista non si presenta sotto le sue reali sembianze, ma sotto l’aspetto attraente del bene.

-         …(non so perché, ma questa mi pare un abbozzo di future giustificazioni che porteranno alle penitenze con flagellazioni, per evitare troppo ardenti gironi…)…

-         La vedo pensierosa, ma si ricordi che noi tendiamo al bene e rifuggiamo dal male.

Altre domande mi affollano la mente: ma allora quando scegliamo il male è solo perché ci sbagliamo? Semplicemente,  lo abbiamo scambiato per bene? Allora ha ragione lui, è importante la conoscenza. Ma la conoscenza di cosa? La conoscenza del bene? E cosa è il bene?

Preferisco non insistere, già mi pare strano che per la prima volta si è lasciato porre delle domande, in genere è lui che va in giro a chiedere di tutto a tutti…e infatti, nei pochi minuti che mi sono persa nei miei pensieri, ha iniziato a bombardare di interrogativi quel poveraccio del macchinista……

Sgaiattolo in direzione del primo vagone.

Postato da: Gliorti a 08:23 | link | commenti |
ethos-express

lunedì, 09 aprile 2007

Ethos-express

tutti in carrozza

Cos’è il bene? O meglio, cos’è il bene per me? E ancora cos’è il bene per me uomo al singolare e cosa lo è per me uomo sociale? Da cui nascono domande come: che cos’è il dovere, cos’è la giustizia, cos’è la felicità……

Oggi, soprattutto oggi, porsi delle domande così apparentemente semplici si traducono in una ricerca irta di difficoltà, considerando che ogni mattina ci alziamo e non appena mettiamo il naso fuori di casa veniamo colpiti da una zaffata di immoralità, anzi a guardar meglio mi pare che sia amoralità, la cosa che si agita là, in fondo alla strada.

Mi pare che oggi, in particolar modo, parlare di regole del comportamento umano, sia arduo; e così distinguere le azioni buone dalle cattive.

Se éthos significa anche l’insieme dei principi e dei comportamenti condivisi da una comunità, sinceramente confesso di non capire quelli della società in cui vivo.

E’ giunta l’ora di iniziare un viaggio, alla ricerca delle risposte, o perlomeno alcune delle risposte che l’uomo si è dato nel corso dei millenni, per provare a vedere se le stesse possono ancora essere ritenute valide per l’uomo supertecnologico del terzo millennio…..

In carrozza, quindi…….

Postato da: Gliorti a 16:44 | link | commenti |
filosofia, pensieripensati

sabato, 07 aprile 2007

buona pasqua

Postato da: Gliorti a 08:38 | link | commenti |

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